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13 marzo 2010

Realtà, realismo e oggettività dell'obiettivo

A gennaio mi ero posta un unico obiettivo artistico/culturale (meglio uno alla volta che tutti insieme, si rischia la frustrazione del porcavaccalodovevofareeinvecenoncisonoriuscitamannnaggiaame), che prevedeva una visita alla mostra dedicata a Steve McCurry. Ovviamente non ce l'ho fatta. Per grazia ricevuta, la mostra è stata in seguito prorogata fino al 28 febbraio, fatto che non prevedeva più alcun tipo di scusante già utilizzata almeno una volta in passato (di scuse autoinventate per sistemarsi la coscienza ne esiste un ampio bacino da cui attingere).
Ebbene, devo dire che l'esperienza è da scindere in due parti che prendono strade opposte.

Esperienza museale. Ho deciso di andare a vedere la mostra un giovedì sera, unico giorno in cui era possibile accedere fino alle 22, prenotando i biglietti online su (caldo) consiglio di un amico. Il centinaio di persone in fila alle 8 di sera costrette a entrare scaglionate, oltre a dare ragione all'amico di cui sopra, faceva temere il peggio. In effetti, all'interno del seppur ottimo contesto del Palazzo della Ragione, la gente era ammassata davanti alle immagini dell'unica sala espositiva. Presa da attacco di claustrofobia, dominato solo a tratti, umida di pioggia che quella sera (guardacaso) bagnava Milano, accaldata per la ressa e per le lampade di illuminazione, la mia visita è durata venti soffertissimi minuti. Le foto fitte come fogliame e le etichette lasciate rase al pavimento non hanno aiutato granché.

Esperienza personale. I venti minuti in cui sono rimasta dentro mi hanno dato materiale su cui pensare per diversi giorni. Cosa mi rimane di questa mostra? La suddivisione delle foto in alberi che rappresentano tematiche più ampie, come la gioia e il dolore, ravvicinate al punto da compenetrarsi l'un l'altra senza soluzione di continuità, lo sguardo dei soggetti che ti trapassa da parte a parte, i colori che ti spalancano gli occhi, il passaggio repentino da un contesto all'altro girando la faccia, il senso di essere impotente al centro di qualcosa di più grande di te, le emozioni che ti schiaffeggiano ogni volta che cerchi di fare un passo avanti, la fermezza realista che ti urla in faccia quando cerchi implorante di distogliere lo sguardo, l'inquietudine nel cercare di trovare un senso a ciò che invece ti viene messo davanti nudo e oggettivo come una natura morta.


La mostra è stata nuovamente prorogata fino al 21 marzo, come indicava un A4 stampato in fretta e furia e appeso fuori dal cancello a metà febbraio. Hai ancora una settimana per non perderti quello che non ti devi perdere.

20 febbraio 2010

Riflessioni di fine anno, anche se siamo a febbraio

Ci sono dei giorni in cui l'aria è più piacevole degli altri giorni, in cui il cielo è sempre più blu, in cui tutto ciò che ti sta intorno passa in secondo piano.

Caro amico che mi leggi, la Feba sta crescendo, è diventata un po' più consapevole di ieri, un po' più cinica, un po' più comprensiva, un po' più disponibile, un po' più vivace, un po' più umorale, un po' più donna, un po' più serena, un po' più nervosa ma anche un po' più rilassata. Sta affinato l'occhio clinico, ma sta diventata un po' più chiara, sta imparando a dire no, ma anche a dire sì, senza dubbio.

Sto osservando questo processo di crescita con l'interesse con cui un botanico seguirebbe i cambiamenti del seme che ha piantato, lo sguardo vivace, un po' preoccupato forse, ma di sicuro con un certo orgoglio.

Nell'ultimo anno sono successe molte cose tutte assieme, certe volte non ho saputo bene come gestirle, ma ho imparato anche a chiedere aiuto quando mi accorgo di non farcela da sola. Certe altre volte mi arrabbio, anche, di non poterle fare da sola, ma così vanno le cose e non ci si può fare molto, se non accumulare esperienza.

Nell'ultimo anno ho avuto persone vicine che mi hanno indicato la direzione, qualche volta le ho ascoltate, qualche volta ho fatto di testa mia, qualche altra volta sono andata addirittura completamente controcorrente, cercando di sfondare a spallate le convenzioni. Certo, non è andata sempre bene, ma mi ritrovo, di nuovo, con un bagaglio in più di esperienza.

Un anno fa la mia vita era molto diversa. Nel giro di pochi mesi ho trovato un altro angolo di mondo accogliente, in cui sistemarmi un attimo, respirare, guardare, imparare. Quello che ho ora è un capitale inestimabile di valori, persone, situazioni affrontate che mi hanno fatto fermare un momento a pensare a quello che ho, perché ogni tanto occorre farlo, altrimenti si procede senza sapere bene su che risorse si può contare.

Con questo cosa volevo dirti, caro amico che segui la mia vita digitale con un misto di interesse, attesa, sospetto, rispetto, pupetto e zolletto, volevo dirti che stai osservando un work in progress, un costruire, un divenire, un rifiorire, un po' partire e un po' morire. Quando cambia qualcosa ti avverto, se non cambia niente a posto così, te sai che la Feba sta bene, perché uno che comincia a scrivere che l'aria a milano è piacevole, beh, o non sa dov'è milano, oppure. No, non possiamo far cambio. Stammi bene.

30 novembre 2009

Percorsi marini

E due. Puf, pant, la Junk Collection è stata esplorata in un tempo nettamente inferiore a quello che avrebbe meritato. Questa mostra andava assorbita, respirata, aveva bisogno di uno spettatore partecipante che si sa lasciare andare alle impressioni.


La mostra apre con un'ondata di luce blu, che illumina piccoli atolli composti da anelli di plastica inanellata su se stessa, un'ondata di luce liquida, acqua rarefatta. L'artista non si è giocata subito la sua opera da cartellone, quella splendida balenottera lignea e inerte, quella l'ha mescolata tra le opere proiettate nell'aria dai faretti sul pavimento. La sala è piccola e coronata da volte affrescate, buia, le opere emergono come se brillassero di luce propria. Ed è un susseguirsi di pesci, paesaggi, fiori, figure oscure che sembrano fantasmi tornati alla luce per ricordarci la superficialità dell'abbandono. Un pregevole video (realizzato perlopiù in stop motion) ha completato l'esperienza, regalandomi un'idea di cosa significherebbe (ri)dare vita a quegli oggetti.

Definitivamente un'ottima scelta, quella di vedere la Junk Collection. Prossima tappa: biennale d'arte conteporanea di Firenze, se gliela fo.

22 novembre 2009

Update di frontiera: arte, libri e varietà

Dovuto e doveroso. Grazie per esserti preoccupato di passare a vedere come sto.

Un paio d'ore di Gehry e accessible design. Una giornata di energie consumate. Le mostre sono enormemente stancanti, non ci posso fare niente, ho bisogno di un'enorme concentrazione, che non sempre mi basta per uscirne con una carica creativa positiva.

La mostra dedicata a Frank O. Gehry, in triennale, è stata piuttosto deludente. Non per Gehry, mia archistar favorita di sempre, quanto per la mostra in sé, che propone l'insieme di progetti e modelli che rappresentano la sua produzione dopo la svolta artistica (?) del 1997. Un accesso facile, con il Guggenheim di Bilbao, per poi proseguire con modelli di studio affiancati da brevi spiegazioni e da insight sui concept, solo raramente accompagnati dal perché delle scelte, del contesto (fisico e culturale). Uniche eccezioni, la Walt Disney Concert Hall (ma è un progetto consegnato nel 2003, la documentazione disponibile è più vasta) e il progetto per la Louis Vuitton Foundation, che viene ampiamente contestualizzato e dove le scelte dei materiali sono esplicitate con criterio. Ma non sono un architetto, né un designer, solo un'amante affascinata e impulsiva, troppo lontana dal commento entusiastico "bello, ma tanto ora è di moda fare gli edifici così" (sentito realmente). Peccato.

Interessante il "Serie fuori serie", anche se aver transitato per un tempo al Design Museum di Londra e conoscere già (vita e miracoli del)la metà degli oggetti esposti toglie un po' di fascino all'esposizione. In ogni caso, l'allestimento è interessante e ne è risultata una passeggiata rilassante.

Oggi è anche l'ultimo giorno per la Junk Collection, che vista così sembra meritare una visita. Farò in modo di passare entro sera.

Altre cose che sto facendo in questo periodo. Leggo appena ho un minuto libero. García Márquez, Pennac, Calvino, Woolf, Miller, Watterson (Calvin&Hobbes), insomma, non importa, basta esplorare altri mondi.

Sono in esplorazione, sì. Anche di campagne (basta guardare il peso che hanno qui), di amicizie, di novità (martedì mi trovi qui). E penso per la prima volta al Post Sotto l'Albero aka PSlA (qui quello del 2008). Probabilmente non ne esce niente di particolarmente significativo ma si sa, la prima volta è sempre la prima volta.

Insomma, un po' di cose tutte insieme. Magari tra un po' ne tiro fuori qualcosa di buono.

26 maggio 2009

Notizie dal fronte

Ciao eh. Sono a Milano. Già da un po', in effetti. Tutto bene, e tu? A casa, tutto a posto?

La mia vita va bene, a volte prendo la vita degli altri e la shakero un po' con la mia e poi, vedremo poi. Comunque alla grande, zio*, qui a Milano è una figata, ci sono gli amici e c'è anche un sacco di roba da fare. Non che abbia tempo per farla, per ora, ma che c'entra, l'importante è che ci sia, vedi mai che mi avanza un quarto d'ora o giù di lì.

Oh, sai zio, prima di trovare una stanza nuova (e piuttosto vuota) ce n'è voluto un po' (di tempo), ma sai cosa, ci ho avuto degli amici (e che amici, micacazzi) che mi hanno fatto stare un po' da loro, un po' qui, un po' , un po' dall'altra parte. Poi ho trovato la casa, ora ci sono, nella casa, ho anche un letto tutto mio, un po' singolo, un po' piccolo, ma fa niente, l'importante è che ce l'ho.

Ho anche una vasca. Chissà come la prenderebbe LEI. Si lamenterebbe, questo è sicuro.

Ah sai, poi c'era anche quella cosa che mi serviva per il periodo di assestamento, supporto, mi pare che si chiami, oh zio, ne ho avuto parecchio dagli amici, il mio utopico potenziale analista non saprebbe più come pagare il mutuo della sua casa ai caraibi, ma tant'è, zio, ho degli amici fatti così, se li chiamo ci sono, non è mica colpa mia se mandano in rovina gli analisti.

Comunque, zio, ora vado, comunque bella. Ci sentiamo. Stai bene.

*zio: s m ['bɛlla 'dzio] nome comune designante membro della fratellanza di quelli veramente fighi

07 aprile 2009

Si parte e si arriva, anche

Ho un sacco di post in bozza. Ho un sacco di pensieri che mi girano per la testa. Ho un sacco di cose da fare, o che vorrei fare, o che probabilmente non potrò fare, o che probabilmente potrò fare, ma meglio. E' un periodo strano.

C'è di mezzo un trasferimento oltremanica (dal mio punto di vista, s'intende).

Ieri abbiamo concluso le formalità burocratiche preliminari, quindi mi sembra il caso di ufficializzare la mia partenza per Milano. Dal 20 aprile sarò parte del team di Ogilvy Interactive, in qualità di social media analyst. Si parte. Il che significa che si arriva, anche. Cerco singola a Milano e aperitivo di benvenuto.
;)