26 ottobre 2007

Introduzione alla degustazione



Qualcuno mi ha chiesto lumi dopo questo post, per sapere dove come e quando si sarebbe potuta organizzare una serata simile. Così io ho chiamato Simone, il proprietario del locale dove sono stata in quell'occasione, e ho chiesto se si poteva organizzare una serata così, ma durante il weekend, in modo che le persone eventualmente interessate avessero il tempo sia di organizzarsi con un po' di anticipo, sia di non avere il problema di ripartire dopo la cena. Ricevuto l'ok per un venerdì, ora basta decidere se è meglio venerdì 16 o venerdì 23 novembre. Il menù lo concordo io, perciò mi farebbe piacere se chi è interessato commentasse questo post o mi mandasse una mail, specificando anche eventuali intolleranze alimentari. Concorderò i vini, accetto suggerimenti ma su questo punto vi devo avvertire che sono un po' dispotica :P Avete tempo per far valere i vostri veti fino a lunedì sera, perchè nel preserata vado a prendere accordi con Simone. Sono ben accetti consorti, conoscenti, compagni di liceo, amici occasionali e via dicendo.
In linea di massima vi posso anticipare che la cena sarà sui 25 euri e che comprende un primo, un secondo, un dolce, tre o quattro vini diversi e una breve introduzione alla degustazione. Il locale è il Rovescio, via Pietralata 75/A (angolo via del Pratello), Bologna. Non fatevi pregare e fatemi sapere con largo anticipo, ché mi piacerebbe saltasse fuori una cosa carina :)

24 ottobre 2007

Un punto di vista sociale: le polemiche sui contenuti

E' da un po' di tempo che penso alla polemica sui contenuti della blogosfera. La blogosfera è fatta di fuffa, non ci sono i contenuti, quello che emerge non è informativo, quelli che scrivono non sono giornalisti, la blogosfera non può entrare a pieno titolo nei media di informazione e via dicendo.

Ad essere sincera, mi sono un po' stancata.
Penso che ci sia una sopravvalutazione di qualche elemento, mentre qualche altro elemento, anche se sotto gli occhi di tutti, continua a sfuggirci.
Per cercare di spiegarvi come la penso, procederò per esagerazioni.

Quando osservo la rete, parto dal presupposto che internet non sia nient'altro che una trasposizione della nostra vita sociale, quella offline intendo, e che i rapporti su internet spesso riflettano i nostri rapporti reali.

Dunque, partiamo da alcune considerazioni semplici. Una parte della mia vita, per così dire reale, si è trasferita sul web, per diversi motivi (ad esempio, perchè il mio lavoro implica lo stare molte ore connessa, oppure perchè nella mia vita reale poche persone intorno a me condividono la mia stessa passione per i media sociali e le nuove tecnologie). La mia vita si è divisa: ho una parte di relazioni normali, amici con cui uscire e cenare, persone care a cui telefonare e una parte di relazioni sul web, che riflettono le relazioni tradizionali (amici con cui discutere o con cui andarmi a prendere una birra di tanto in tanto, amici che sento via im, twitter o blog). Ma mentre una volta chi aveva una vita online era un disadattato sociale (non sempre, ma passatemi l'iperbole), ora sempre più persone si ritrovano nelle mie stesse condizioni. Non credo di avere patologie connesse al mio stare online, non sono una persona socialmente isolata, e anzi, credo che sempre più persone negli ultimi anni si siano ritrovate nelle mie stesse condizioni.

Ora, se è vero che molte persone normali hanno trasferito una parte della loro vita reale in rete, vi hanno trasferito anche una serie di esigenze e comportamenti sociali normali. Schematizzando, dal mio punto di vista abbiamo sostanzialmente bisogno di bilanciare tre componenti: intellettiva/culturale, creativa/distensiva e relazionale. Se stessimo parlando di libri, azzarderei paragonare la parte intellettiva/culturale ai saggi, la parte creativa ai romanzi e la parte relazionale alle semplici chiacchiere che servono a mantenere le relazioni (chi ha studiacchiato comunicazione probabilmente sa di cosa parlo e mi può aiutare a definire meglio quest'ultima parte). Nella vita online abbiamo a disposizione gli strumenti per trovare tutti e tre gli elementi, e spesso li bilanciamo, adattandoli al nostro carattere, senza rendercene conto. E dunque attingiamo dalla rete alternativamente queste tre componenti, secondo necessità.

Ora, porre l'accento sui contenuti sembra quasi chiedere in continuazione saggi. Dal mio punto di vista, la rete può fornire anche quell'elemento, ma non esclusivamente quello, per due motivi: uno, perchè le chiacchiere della vita reale sono, nel bilanciamento degli elementi, enormemente superiori alle altre due componenti; due, perchè sarebbe come chiedere un saggio con novità sostanziali su un argomento specifico più volte al giorno, se consideriamo l'enorme quantità di contenuti forniti quotidianamente dall'insieme dei blog.

In tutto ciò, mi guardo bene dal concludere che il fenomeno sia positivo o negativo. Il mio è solo un tentativo di paragonare il comportamento sul web al comportamento sociale. Se così fosse, forse guardare la rete solo dal punto di vista dei contenuti è una limitazione, si rischia di guardare il problema da un lato solo e di perdere di vista il fenomeno nel suo insieme, che sta diventando via via più complesso fino ad assomigliare alla società che ci circonda.

UPDATE, so che qualcuno di voi vorrà vedere qualcosa a proposito delle polemiche sul Corriere sopracitate, così vi lascio giusto qualche link: qui, qui, qui, qui, solo per fare alcuni esempi.

23 ottobre 2007

Aziende e social media: appunti da streaming

Giovedì pomeriggio ho seguito una conferenza di SMAU in streaming. Da giorni ho sottomano gli appunti che prendevo mentre ascoltavo e commentavo gli interventi via im e twitter con altri ascoltatori, poi stamattina ho letto questo post di Andrea Beggi, che riassume perfettamente la conferenza e che contiene anche i nomi dei relatori (io ho scoperto l'esistenza dello streaming a convegno iniziato, più o meno all'intervento di Bordin, e mi sono persa le presentazioni e i primi interventi). Ora, i miei appunti hanno ben poco da aggiungere a quanto detto da Andrea (tra l'altro, lui sembra confermare la pessima impressione che ho avuto degli interventi di Vergori). In tutti i casi provo ad aggiungere un paio di osservazioni, anche se purtroppo non riesco ad associare gli appunti ai nomi:

Feticismo del 2.0. Lo scenario del web si sta evolvendo, anche se i "grandi" rimangono sempre gli stessi. E' vero, un po' di feticismo per il 2.0 esiste, non dimentichiamo che il Corriere ha definito il suo portale 2.0 ricevendo critiche sulla scelta del termine da ogni dove. Il problema è che tendiamo a definire tutto 2.0, senza badare troppo a quello che significa. Il mio punto di vista è che se riconduciamo il 2.0 alla sola tecnologia, sarà sempre più difficile fare una distinzione tra i servizi. Il 2.0 è un fenomeno più ampio, che prevede un'evoluzione sociale, dei comportamenti e degli atteggiamenti. Finchè solo le piattaforme e le applicazioni saranno 2.0 non vedo un vero progresso, la situazione delle aziende italiane rimarrà sostanzialmente immutata, 1.0, oserei dire.

Le aziende finora hanno parlato, ora la sfida è ascoltare, ovvero: un tempo si studiavano le esigenze del consumatore, ora è sufficiente ascoltarle. Già, il problema vero è che l'ascolto è talmente pubblicizzato che nessuno è in grado di assegnargli la giusta importanza. Le aziende perseguono obiettivi economici e continuano a vedere l'altro come un cliente e non come un partner. Ascoltare non basta: le aziende ci ascoltano. Ci ricordano sempre che hanno capito. Il problema è che non fanno niente per dimostrarlo, non riescono ad arricchire di valore l'intero processo che le vede coinvolte con il consumatore. E' un po' come la ragazza della prima palestra a cui mi sono rivolta quest'anno (e a cui alla fine non mi sono iscritta): mi ha chiesto qual'erano le mie esigenze, mi ha ascoltato, ha detto che ha capito e poi mi ha proposto l'intera gamma dei servizi messi a disposizione dalla palestra. Dunque ha ascoltato, ma alla fine mi ha trattato da consumatore. Altro esempio: quando mando una mail al customer care, più faccio fatica ad ottenere l'informazione che mi serve (2 mesi, nel caso di Flickr), più mi faranno venire la bile i vari messaggi: grazie per averci contattato, non esitare a contattarci di nuovo, rimaniamo a disposizione. Piuttosto che fingere di ascoltarmi e poi farmi trovare un muro, preferisco avere con te, azienda, un rapporto formale e distaccato, sarà più difficile deludere aspettative che non ho.

La blogosfera è sempre più presente nei motori di ricerca. Se così non fosse non avrei ogni giorno così tante visite di persone che cercano "idee per un compleanno". Così per curiosità, qualche tempo fa ho provato a fare una ricerca in rete con gli stessi termini. Ho trovato solo sezioni di siti che vendevano, vendevano e vendevano. Ehi, portaloni, avete capito? Qui la gente vuole sentire altra gente che parla. Parlate con loro, mannaggia, così saranno meno frustrati dagli adsense del vostro sito al trovare le informazioni che cercano.

Il vero problema non è la tecnologia, ma l'alfabetizzazione informatica delle imprese. Allora, sono d'accordo, ma solo in parte. Se andate a raccontare in un'azienda del mio paese d'origine in provincia di Ferrara che la tecnologia non è un problema, loro probabilmente vi gambizzeranno. Vi parlo della provincia di Ferrara e del 2007, l'adsl non è ancora arrivata, si naviga ancora con i modem da 56k. La tecnologia E' un problema. Se poi il discorso è che dove c'è non può diventare un alibi per la poco diffusa alfabetizzazione informatica delle aziende, allora ok.

Opportunità di business. Ecco, avrei voluto risposte. Molte, possibilmente contrastanti. Invece la domanda sulle opportunità di business per le piccole e medie imprese è stata glissata più volte da più relatori.

Flickr customer care: epilogo

I più attenti tra di voi sapranno che tempo fa ho avuto un problemino con il customer care di Flickr. Siccome oggi si è conclusa tutta la faccenda, vi faccio un riassunto.

Dal 14 settembre al 1 ottobre ho inviato 6 richieste per la ricevuta dell'account PRO fatto a luglio, perchè non mi è arrivato niente, nè nell'inbox di yahoo nè in quello della mia mail personale. Ogni volta riscrivevo tutti i dati in modo da velocizzare il processo nel momento in cui qualcuno avesse letto la mail e specificavo che era urgente per motivi fiscali.

Il primo ottobre mi risponde Clorinda. Mi ringrazia per averle scritto e mi chiede gentilmente di controllare, perchè la ricevuta dovrei averla nell'inbox della mail alternativa. Rispondo che no, evidentemente non c'è, e le chiedo di inviarmene una copia. Il giorno seguente mi scrive che ha provveduto a farmene mandare una copia. Oggi è il 23 ottobre, quella copia deve ancora arrivare.

Il 12 ottobre mi risponde Paige (all'unica richiesta in lingua inglese inviata). Mi scrive che nel momento del pagamento vengono inviate due ricevute, una nell'inbox yahoo e una in quello della mail alternativa. Mi spiega in cosa si differenziano e mi dice che se non avevo ricevuto niente, potevo scrivere all'assistenza richiedendo una copia (!). Il giorno stesso invio una mail dicendo che no, non mi erano arrivate le ricevute e se per favore me ne potevano mandare una copia, ché iniziavo a stancarmi.

Stamattina mi sono arrivate due mail. Nella prima, Marcus risponde alla risposta inviata a Paige dicendo che non è necessario aspettare copie, è sufficiente andare su billing.yahoo.it e inserire i dati dell'account per avere accesso a tutte le mie ricevute (!!). Nella seconda mail, yahoo mi invita a impiegare cinque minuti del mio tempo per valutare il loro customer care.

22 ottobre 2007

Scoperta la congrega massonica dei cavi

Qualcuno prima o poi mi dovrà spiegare questo fatto misterioso. Ci deve essere una forza che va aldilà della nostra comprensione e che spinge i cavi posti a meno di un metro di distanza l'uno dall'altro ad intrecciarsi irrimediabilmente. Nel tempo, mi sono convinta che i cavi abbiano un'anima, che ad un certo punto si stanchino di vagare da soli per la casa e che si cerchino compagni con cui scambiarsi un abbraccio eterno. Una storia drammatica, lo ammetto, a metà tra Thelma e Louise e Amici di Maria de Filippi.

I cavi in questione possono essere di vario tipo, dagli alimentatori, alle cuffiette del lettore mp3, ai lacci delle scarpe, ma anche alle collanine. Se avete quattro ore a disposizione e niente da fare, di sicuro per voi tutto ciò non sarà un problema. Io di solito ho a disposizione un tempo inversamente proporzionale al numero di cavi aggrovigliati. Due cavi, un minuto. Tre cavi, quaranta secondi. Centottantasei cavi, un secondo e tre decimi. Come ben saprete, la nota legge fisica denominata Legge di Murphy si accanirà contro di voi in modo inversamente proporzionale sia al tempo a disposizione, sia al numero di cavi in questione.

Ora, per capirci meglio, faremo un paio di esempi.

Ore 8.50, cavi intrecciati: cuffie del lettore mp3, tempo a disposizione: 10 minuti.
Per compiere un'operazione poco complessa come ascoltare musica mentre vado al lavoro, impiego tra i 3 e i 7 minuti per districare i fili delle cuffiette, anche se sono in tasca e nella stessa identica posizione in cui li ho messi il giorno precedente. Se sbaglio a mettere la canzone non ho nemmeno il tempo di sentire come comincia quella successiva che è già ora di salutare il portinaio.

Il dramma, cari amici, si consuma nel momento in cui la complessità del problema aumenta.

Sabato, ore 18; cavi intrecciati tra la centralina fastweb e la presa elettrica: 16 (dal cavo del telefono a quello della videostescion all'alimentatore del piccì); tempo a disposizione: il meno possibile, se permettete, dopo 5 ore di pulizie domestiche continuative.
Per compiere un'operazione già di per sè complessa come raccogliere tutti i cavi e legarli separatamente per lavare per terra, occorre un tempo variabile tra i 24 e i 27 minuti, a cui aggiungere santi scandalizzati e calendari che si staccano da soli dalle pareti.

Cosa si può dedurre da tutto ciò? Forse che questi orpelli hanno una vita propria, e sicuramente che, riuniti in qualche congrega massonica, si sono posti un oscuro obiettivo finale. Scatafasciare le palle, direi.

Mi candido alla presidenza, se è necessario

Sinceramente, fino a stamattina non mi andava di mettermi nella discussione sul tanto citato DDl Levi-Prodi (a questo proposito, vi consiglio di leggere questo post di Elena), solo che stamattina ho letto questo post di Stefano. Ora, siamo giunti a un punto in cui gridare allo scandalo per gli scandali politici è un po' come dire acqua calda all'acqua calda. Un po' ci siamo abituati. Però, santodio, se devo chiudere il blogghe perchè loro non c'erano e se c'erano dormivano io mi candido alla presidenza. E quando ci arrivo, gli faccio un culo così, gli faccio.

21 ottobre 2007

La ballerina che per me gira solo in senso orario - uff

Ok, non c'è verso. Io questa animazione, segnalata da eio nel phonkmeister, la vedo girare solo in senso orario. Se qualcuno la vede girare anche (o solo) in senso antiorario, per piacere mi dica come si fa. Uff.

20 ottobre 2007

Tornare a casa



Lunedì sono tornata a casa. Ogni tanto mi serve per ricordarmi cosa mi manca. Sia chiaro, non rimpiango nulla della mia vita fino ad oggi. Amo la mia casina e i suoi due buffi abitanti. Mi emoziono ad ogni scorcio nuovo di Bologna che conosco.

Ma ogni tanto, a casa, bisogna tornarci. E' un po' tornare alle origini, in un luogo fuori dal tempo e dalle logiche della vita quotidiana.

Mi manca sorridere alle chiacchere delle nonne, che ti raccontano sempre del parrucchiere e del cane, mi manca l'odore di erba tagliata, mi manca il sole rosso che tramonta tra gli alberi, mi manca vedere cielo ovunque perchè intorno c'è solo pianura. Mi manca l'abbraccio di odori familiari e di una cameretta confusa che rimarrà sempre la mia cameretta, anche se non è quella dove mi arrampicavo con i piedi sulle pareti per non dormire il pomeriggio. Mi manca Pam che quando mi siedo in terra per rovistare nei cassetti mi scodinzola in faccia e mi lecca le orecchie, così, perche non le faccio le coccole. Mi manca il sole a picco che illumina il pino. Mi mancano gli arbusti rose che mi accompagnano all'ingresso. Mi mancano le camminate nel parco per vedere se è fiorito il melograno e se le giuggiole sono maturate. Mi manca anche il colore del mare, ma questa è un'altra vita.

Educazione al gusto, il primo incontro




Ho cominciato ad appassionarmi ai vini qualche anno fa. Mi piace bere bene e soprattutto sapere cosa bevo, mi piace poter dire qualcosa di più di buono/cattivo, mi piace distinguere le sfumature e associare i gusti ai profumi. Ho deciso di continuare sulla strada dell'educazione al gusto con qualche appuntamento ad hoc lì dove la mia passione è cominciata, da Simone, al Rovescio, una piccola osteria in zona Pratello. E così giovedì sera ho partecipato ad una serata. La cosa funziona così: Simone vi prepara una cena favolosa e mentre aspettate vi ricorda quali sono i principali parametri da cui partire per valutare un vino (corpo, tannicità da buccia, acidità, tannicità da legno, persistenza), proseguendo poi con le differenze tra invecchiamento in botte grande e barrique e nozioni su come si equilibrano i sapori in un buon vino, oppure come si fa dei contrasti un punto di forza. Dopodichè vi fa mangiare e bere per ore.

Sentire parlare Simone è un incanto, alla terza parola capisci che la sua professione è quasi secondaria rispetto alla sua passione. Lasciando da parte per ora l'eccellente menù a base di pesce, i vini assaggiati e confrontati dovevano essere quattro (Muller Thurgau '06 Cavit, Albana '06 Uccellina, Gewuertztraminer '05 De Haut - tardiva, Pignoletto "Permartina" '05 Vallona - tardiva), ma quando si è parlato di corpo abbiamo confrontato il Muller Thurgau con un Pagadebit di uve di trebbiano e il passito greco Samos, verso la fine del pasto invece il Pignoletto è stato confrontato con una Malvasia. Sette vini sette, insomma, tutti assolutamente splendidi. Una cena a base di pesce (primo secondo e dolce) e ottimo vino, il tutto a 23 euro.

Altra nota: le serate si fanno raccogliendo adesioni e mettendo tutti i partecipanti in un unico tavolo. Stavolta eravamo 7 persone in tutto, il resto del piccolo locale quasi vuoto. Abbiamo avuto la fortuna di trovare persone di compagnia e ben disposte verso le chiacchiere, ovviamente più sciolte già al secondo bicchiere. Una ragazza che aveva fatto un corso all'AIS mi ha dato alcuni suggerimenti e mi ha detto che associare un gusto a un profumo non è impossibile, è solo questione di allenamento. Io sto mettendo in pratica.

Insomma, una serata davvero piacevole sotto tutti i punti di vista. Il mio palato e il mio portafoglio ringraziano.

Per i sospettosi: questo post non è stato fatto su commissione e Simone non sa nemmeno che ho un blog. Ma è stato lui con la sua passione a insegnarmi cosa vuol dire imparare a bere. E allora, se passate per Bologna (meglio durante la settimana), il Rovescio (via Pietralata 75/A) è una tappa obbligata. Ah, se ci venite fate un fischio, probabilmente io sarò da quelle parti.

18 ottobre 2007

Pensieri sparsi 2 - il barcamp a tavolino (in senso letterale)

Mentre socializzavo con un altro gruppo di nemici (vedi post precedente), a pranzo ho parlato con Chiara, Gabriele e Giorgio (io non sono mica sicura che si chiamino davvero così, in caso negativo ho usato nomi di fantasia per rappresentarli, ecco). Dei guaglioni in gamba, davvero. Due di loro lavorano al LaRiCa, non vi dico chi sennò non c'è gusto (suvvia, un po' di sana caccia al tesoro anche per voi, che vi fa bene).

Il modo migliore per conoscersi, se non ci si è mai visti, ormai è scontato: si organizza un piccolo barcamp a tavolino (con tanto di tovaglia, piatti e bicchieri) parlando di temi comuni. Il nostro tema comune era la rete (ma va'? direte voi. E io vi rispondo: se non ve ne state buonini chiudo il post e bona lì).

E qui viene il bello. I discorsi che ne sono seguiti sono stati davvero interessanti. Abbiamo iniziato parlando di esibizionismo in rete, parlando di una ricerca finita e mai presentata, per proseguire spaziando dalle dinamiche comunicative ai rapporti macro-micro. Cosa ci porta a mettere in piazza tutti i nostri segreti non tra amici ma in rete? Che connessione esiste tra microrealtà e sistema nel complesso? Come si evolvono i rapporti in rete?

Il mio punto di vista è che la rete non ha inventato niente, sul web troviamo replicate le stesse relazioni sociali che esistono nella realtà. L'amplificazione che ne consegue non sempre è negativa, si possono ignorare le informazioni superflue o non interessanti, ritornando dunque a parlare di comunità di condivisione. L'esibizionismo in rete è un po' l'effetto del grandefratellismo della realtà, ma l'esposizione che ne consegue non è spesso controllata coscientemente dai soggetti coinvolti. Il litigio con un amico, che forma fazioni contrapposte in un gruppo di individui forma fazioni contrapposte in rete, mentre il sostegno è reale quanto quello che sperimentiamo ogni giorno. Ci sono stati parecchi contributi interessanti alla discussione da parte dei miei tre compagni di pizza e io ho potuto confrontarmi con persone competenti nel tema che mi sta più a cuore, la socialità della rete.

Si è parlato di blog, perchè i blog di gruppo spesso non funzionano? Quanto fa parte di noi un blog, e quanto ci mettiamo della nostra personalità? Quanto ci esponiamo? Il discorso non è banale, perchè implica un atteggiamento di intimità con uno strumento nuovo. Pensiamo a quanto c'è di noi nel nostro cellulare, a quanto ci costerebbe perderlo, a quanto teniamo a quello che c'è dentro. Per il blog il discorso non è troppo diverso, i blog che funzionano meglio di solito contengono una parte di noi, coinvolgendoci in una dinamica affettiva e spesso irrazionale. Anche se parlano di tecnologia o automobili o argomenti in apparenza freddi e distanti. Anche se parlano dei pericoli legati alla privacy.

Mi sa che questo è un esempio involontario di conversazionidalbasso. Mi sa anche che è per quello che poi alla fine non abbiamo vinto. Io a tavola mi ero giocata il mio unico neurone funzionante :P

Pensieri sparsi 1 - La caccia al tesoro

Inizia la fase di recupero. Ci provo in due o tre post, non me ne vogliate.

Prima che la memoria mi freghi definitivamente, vorrei parlare un po' della faccenda urbinate. Quella della caccia al tesoro, sì.
I miei compagni di avventura erano Capitan Federico, Tenente Alfredo, Tenente Tommy e Tenente Anna. La nostra strategia prevedeva, nell'ordine:

1- fingere di socializzare con i nemici
2- infiltrarci nelle squadre avversarie per carpirne le tattiche
3- confondere le acque alle eventuali spie (urlando italiaunoooooo al giornalista di la7, per intenderci)

La gara è iniziata sotto i migliori auspici (con un rotolo di carta igienica). La squadra era forte, giovane e motivata. Il gruppo compatto ha proseguito la sfida a metà tra indirizzi virtuali e fisici, inerpicandosi per le tremende salite e rotolando per le discese (ma solo per risparmiare tempo, eh). Abbiamo superato ostacoli e sbalzi climatici, abbiamo lottato sempre col sorriso sulla bocca (più o meno). I nostri sono stati stupefacenti, ma purtroppo non hanno conseguito il risultato sperato. E daltr'onde, mica era così facile, eh. Onde evitare ripercussioni future, dunque, meglio risocializzare con i nemici e fare loro le nostre diplomatiche congratulazioni :P

15 ottobre 2007

Elogio del Ciclo (non la bicicletta)

Lo so. Sono indietro. Indietrissimo. Vi devo raccontare della caccia al tesoro di Urbino, delle conversazioni al tavolo (da cui ho tratto spunti molto interessanti) e delle famose conclusioni alla presentazione del CreativeCamp. Lo so, sono indietro, ma nell'ultimo periodo abbiamo avuto una piccola lite familiare con il blog e ciascuno ha deciso di starsene per conto suo a riflettere. Ora che abbiamo fatto pace, inizierò con un preciso metodo di ricostruzione storica: andare a caso. Perciò oggi ho deciso che parliamo di ciclicità, in particolare nella versione mensile e femminile.

Ci sono certe cose a cui non ci si abitua. Le mestruazioni, ad esempio. Tra le loro variegate caratteristiche, una di quelle principali è sicuramente rompere le palle, nei luoghi e nei momenti meno opportuni. Effettivamente, però, sono anche ludiche, perchè sono capaci di giocare a nascondino creando una serie di altri problemi su cui per ora sorvoleremo.

Di una cosa sono certa. Se le donne possono sopportare i dolori del ciclo, possono anche scalare pareti a mani nude, costruire imperi finanziari e governare l'universo. L'unico problema è che io devo ancora completare l'addestramento Jedi, e dunque vado di flebo di aulin.

UPDATE: dopo questo post, e da un'idea di Elena, ha visto la luce Mestruazioni for dummies®, che ha visto numerose pulzelle (e anche qualche intrepido maschietto) lasciare gli argomenti tecnologici quotidiani per lanciarsi in fantasiosi racconti, che spaziano dalla micidiale SPM al rapporto mensile con il fastidioso (oppure no) appuntamento col Marchese. Buona lettura. (E se persino LPD, Phonkmeister e Grazia ne parlano, beh, siamo a cavallo. Ops.)

07 ottobre 2007

Tommaso Zelig Show

Vedo che negli ultimi tempi si parla molto delle recenti sparate dell'esimio Padoa Schioppa. E, chissà perché, mi torna in mente Grillo, quando dice che la politica italiana è totalmente scollata dalla realtà.

Caro Tommaso, grazie per la finanziaria che magari ci darà qualche aiutino (alla Clerici), chissà. Ma prima di puntare il dito sui bamboccioni esci fuori di casa e facci due chiacchiere, con questi bamboccioni. In un paese allo sfascio, c'è sicuramente qualche Tanguy che preferisce le sottane di mammà alla vita là fuori, ma la stragrande maggioranza dei giovani si fa un culo così per guadagnarsi l'indipendenza e spesso non riesce, con un lavoro in nero da cinquecento euro al mese, a pagarsi un posto letto nelle principali città italiane (si parla dai 300 euri in su), cui si aggiungono bollette, spesa al supermercato (che mangiare più di una pizza fuori casa bisogna fare un mutuo) e quel poco altro che gli consente di sopravvivere. Di affittare un intero monolocale, non se ne parla. Di fare figli? Se non hai almeno trent'anni, avrai vita durissima, con il tuo meraviglioso contratto 4+4 (4 settimane, ovviamente). E io sono nella fascia fortunata, perché prendo qualche soldo e ho l'appoggio di mamma e papà, senza contare che sto addirittura finendo di studiare. E, magia delle magie, mi permetto pure qualche lusso, come le sigarette.

Caro Tommaso, sappi che la tua battuta sui bamboccioni non ci fa ridere per niente, a me che in qualche modo sopravvivo fuori casa, a chi è costretto a rimanerci, a casa. E le risposte che meriti sono poche e monotematiche.

06 ottobre 2007

Tra deathmatch e creativecamp

Va bene. Perdo, ma con onore. Voi in cambio andatevi a vedere la concorrente, a me fa ridere un sacco e anche a voi piacerà :)

E domani magari vi racconterò come, con grande sorpresa degli astanti, oggi ho fatto un intervento semiserio a un camp (il CreativeCamp di Svaroschi). Niente celhopiulunghismi per una volta, solo una chiacchierata 1.0 (un po' pallosa, via) sui comunicati via web. La discussione è poi proseguita a oltranza, spaziando dai call center all'approccio aziendale al web, alle nuove generazioni, a come intendiamo la rete. Grazie a tutti quelli che hanno contribuito alla discussione (in particolare Sandrino, Palmasco, DelyMyth, Fed e Daria). Sappiate anche che zia Feba è riuscita a correre a lungo con Cesare, facendogli anche fare il giro della morte che, come ha sapientemente sottolineato Gioxx, era la morte della neozia. Infatti al secondo giro ero quasi morta di stanchezza nel prato, ma vabbè, l'importante è avere partecipato. Vi assicuro che una manina treenne che vi tira dicendo "facciamo, pronti, via" è una grande soddisfazione.

05 ottobre 2007

Pillole di benessere

Io lo so. Qualche giorno voi vi guardate intorno e non sapete bene come iniziare bene la giornata. O come concludere bene la giornata, non importa. Allora, facciamo così, io vi regalo le mie pillole di benessere quotidiano. Voi, se volete contribuire, potete scrivere le vostre nei commenti. La regola è: facili e che valgano per tutti.

1- Quando andate al lavoro, di prima mattina e con gli occhi cisposi, sparatevi nelle orecchie tramite auricolari la musica più divertente che avete negli archivi. Ammesso guardare gli altri dal vostro mondo fatato con notevole compassione e scuotere allegramente la testa di tanto in tanto.

2- Se utilizzate un ascensore per salire in ufficio, ballate da soli attraversando gli ultimi due piani. Se qualcuno vi guarda dall'esterno, fate finta di niente. Vi farà cominciare bene la giornata.

3- Se fuori c'è il sole, toglietevi gli occhiali scuri e fatevi accarezzare le ciglia. La lieve sensazione di accecamento vi farà guardare dritti in avanti senza incrociare lo sguardo severo dei passanti. Voi proseguite con grazia, e beatevi di quello che vi sta succedendo sorridendo maliziosi.

4- Concedetevi qualche sano egoismo, di tanto in tanto: quando uscite da casa la mattina, imbottiti nel vostro morbido mondo musicale, guardatevi intorno e osservate le facce scure di quelli che passano. Pensate: oggi sono più felice di te. E' una grande terapia.

5- Ogni giorno, sorridete a qualcuno. Non i sorrisi da pazzi omicidi, ma sforzatevi a sorridere con gli occhi. Immaginate di dover fare una carezza a qualcuno con il solo sguardo. Vi farà sentire meglio.

6- Coccolatevi moltissimo. Se una sera non avete voglia di cucinare, ordinate senza drammi una pizza a domicilio con relativa birra. Se non avete voglia di occuparvi di qualcosa, fatevi una doccia, vedrete che andrà meglio. Se non avete voglia di lavare i piatti, sparate la musica altissima e riuscirete a farlo cantando senza ritegno e, se proprio non ce la fate, rimandate a più tardi e rilassatevi dieci minuti con un libro. Dieci minuti. Ehi! Guarda che ti ho visto! Ho detto dieci minuti!!

Insomma, io ogni giorno ci provo. E voi? :)

04 ottobre 2007

Il Festival dei Blog

E' tempo di parlare di eventi.
Mi sono accorta di non avere scritto ancora niente sul Festival dei Blog "Conversazioni dal Basso", che si svolgerà il 13 e 14 ottobre a Urbino. Negli stessi giorni sempre a Urbino si svolge Parole in gioco, un appuntamento che gli enigmisti conoscono bene. Se siete interessati, potete prendere due piccioni con una fava, insomma.

Due iniziative interessanti correlate a CdB: una caccia al tesoro da effettuarsi muniti del vostro aggeggino con collegamento wifi preferito (ci si può iscrivere fino a raggiungere il numero massimo di 10 squadre di max 5 persone) e i Blog awards, per cui avete tempo di votare fino al 10 ottobre.

Sempre per i Blog awards, devo segnalarvi che i vincitori delle 5 categorie riceveranno in regalo un Nabaztag (se ancora non sapete cos'è, bacchettata sulle dita e andate a vedere). Che potete fare voi? Segnalare i vostri blogger preferiti modificando il wiki apposito e diffondere l'iniziativa :)

03 ottobre 2007

Considerazioni ortodontiche

Devo confessarvi una cosa. Sono autoreferenziale. Issima. Tanto che dopo avere scritto questo post, così amato da grandi e piccini, torno sulla questione dentista. Eccovi una serie di considerazioni a tema.

1- Il salottino della dentista mi rende più produttiva. All'inizio era Chi, poi sono venuti Quattroruote e Novella3000, poi, alla nennesima volta che mi ritrovavo seduta nella stessa poltrona ricoperta di bianco ho deciso che dovevo dare una svolta alla mia vita. Tutto cominciò quel giorno che decisi di portarmi Blog Generation. Da allora, ogni volta che vado dal dentista, nei 5-25 minuti che mi separano dalla sedia elettrica (elettrica perchè reclinabile mediante, appunto, elettricità) scrivo idee e parti intere. Oggi ci è pure scappata fuori una bozza di scaletta.

2- La mia dentista mi rende felice. Cioè, non lei, ma quando esco da quello studio sono felice, perchè penso che un'ora prima ci dovevo ancora entrare. D'altra parte si sa, la felicità è fatta di piccole cose.

3- La mia dentista è severa. Passa in rassegna tutti i miei minuscoli denti con un'ispezione degna del miglior campo militare statunitense. Guai se trova anche solo un cubo non perfettamente in ordine. Poi, inevitabilmente, la trova. La magagna. E attacca: "allora questo filoooo??? lo vogliamo usare bene SI O NOOOO??? " ( e di solito i miei denti rispondono da soli, in coro: sissignore signorsì!)

4- La mia dentista mi ha aperto gli orizzonti sui prodotti farmaceutici. Prima possedevo uno spazzolino, un dentifricio, un collutorio per le emergenze e, di tanto in tanto, filo interdentale. Ora, nel mio armadietto, si trovano in fila ordinata: uno spazzolino normale, uno spazzolino monociuffo, un dentifricio al fluoro, un filo interdentale a diametro rotondo, un filo interdentale a nastro, un collutorio al mentolo, un collutorio con pompetta direzionale disinfettante, uno specchietto odontoiatrico, pasticche rivelatrici di placca, cui si aggiungerà a breve un attrezzino per un migliore utilizzo del filo interdentale tra i molari. In un solo armadietto a specchio si trova lo stesso capitale depositato in un insieme imprecisato di banche svizzere, direi.

Se non fosse per la cifra preventivata, direi che quasi quasi mi ci diverto.

Feba in fase di aggiornamento

In queste giorni sono in fase di aggiornamento, in particolare di recupero post. La cosa migliore che posso fare per voi è segnalarvi direttamente dal mio aggregatore questa contropubblicità e queste opinioni di Valdemarin sul Corsera che condivido e questo video di Zoro, che ha ricevuto "la chiamata". Stay rock.

02 ottobre 2007

Come spendere 200 euro ed essere felici

Ieri sera mi sono decisa. Ho fatto il grande passo. Con duecento euri tra le mani (sapientemente contenuti nel mio bancomat nuovo di zecca) mi sono recata nella più vicina palestra a casa mia. Venti metri, più o meno. Ché la fatica la voglio fare là, mica per arrivarci.

Sapevo cosa avrei chiesto, che dopo millemila euri spesi per i brevetti la scheda me la faccio da sola, se permettono. La signorina non ha capito un'emerita mazza di quello che le stavo chiedendo ed è partita con la registrazione standard, blabla mensile blabla corsi blabla annuale blabla. Sorriso. Faccia da "e ora, immensa stracciacazzi, te ne vuoi andare?"

Scappata dalla palestra, ho pensato che i miei duecento euri, ancora saldi tra le mie manine, meritassero altra destinazione. Diciamo, un'altra palestra che mi ha dato soldi negli ultimi anni. Così ho deciso di percorrere ben cinque minuti a piedi per raggiungere la seconda palestra più vicina a casa. Ho iniziato seduta stante con una massacrante seduta di glutei e glutei e glutei. E glutei, oserei aggiungere.

Il risultato? Tornavo a casa trotterellando, facendo le linguacce a chi passava in macchina. Ridevo compiaciuta, anche. Dopo un po' che non vado in palestra mi scordo quanto bene posso stare all'uscita. E sentirsi dire dopo tre anni che il periodo in cui c'ero io è stato il più divertente in assoluto, vale da solo tutti i duecento euri spesi. La sfiga è stata che non mi abbiano internato subito, che oggi non riesco ad accavallare le gambe.