15 settembre 2008

Cracker (non quelli di internet, quelli che si mangiano)

A casa dei miei genitori, il pane non e' mai andato molto di moda. La quantita' standard era la coppia e due panini, ma la quantita' di pane fresco e' difficile da azzeccare, sempre tre persone, sempre la stessa quantita', un giorno rimaneva tutto e il giorno dopo finiva alle 11 del mattino. Ma non con questa frequenza e regolarita', perche' tu lettore pignolo dirai, bastava non comprare il pane il giorno in cui non sarebbe andato mangiato! E bravo furbo, io non mi sono regolata una vita e tu mi vieni a fare le pulci ora. Bah.

Comunque, si diceva, chiaro che a un certo punto per evitare troppi sprechi, il pane c'era qualche volta si' e qualche altra no. Le nostre improvvisazioni culinarie spesso non tenevano conto di questa variabile, quindi capitava di dover mangiare qualcosa che richiedeva la scarpetta in assenza della materia prima da scarpetta. Per questa ragione, suppongo, in casa mia poteva mancare qualunque cosa, ma non i cracker.

I cracker sono dunque sempre stati una presenza piuttosto rassicurante in casa mia. In qualunque momento dell'anno, aprivi il mobile e questi se ne stavano sempre la', tutti riuniti nel cestino di vimini, oppure erano sparsi come fiches da gioco sul tavolo, infilati nelle cartelle delle elementari e nelle borse della mamma quando si andava in giro per superare i miei copiosi cali glicemici (da piccola avevo l'acetone, il mio corpo non reggeva gli zuccheri, chiaro che il calo glicemico era il nemico piu' temuto, altro che fobie da eritemi solari). Una volta infilati in un qualsivoglia tipo di borsa, nel giro di pochi minuti il pacchetto si piegava e si schiacciava. La risultante era un sacchetto trasparente pieno di becchime per gli uccelli, periodicamente si svuotavano le borse e si riempiva il sacchetto della monnezza.

La reazione successiva e' prevedibile.

A dieci anni avevo gia' i cracker in odio. A dodici anni credo di aver smesso di mangiarli del tutto. A diciannove anni, quando ho iniziato a vivere da sola, non mi e' mai neanche sfiorata l'idea di comprare autonomamente un multipack di quelle sfogliette schifose e il sogno piu' frequente era che tutti i produttori fallissero contemporaneamente vaporizzandosi in una nube di bolle colorate, cosa che mi faceva svegliare serena e terribilmente in pace col mondo.

La settimana scorsa ero al supermercato, cercavo uno spezzafame per l'ufficio. Sono passata davanti alle confezioni di pane secco. A un certo punto, ho avuto l'impressione di essere osservata. Ed era vero, un pacco di cracker salati del mulino bianco mi osservava. Cioe', no, forse non mi osservava, ma avevo quell'impressione. Insomma, per farla breve, li ho comprati.

Oggi ero al supermercato, ho comprato un altro pacco di cracker da lasciare in ufficio. Li ho distrattamente dimenticati nella borsa e quando sono rientrata ho visto che erano li'.

Il cerchio si chiude. Ora ho in casa un multipack di cracker salati mulino bianco. Sto recuperando un cesto di vimini in cui riunirli per poi spargerli come fiches da gioco sul tavolo da pranzo. La mia casa e' un po' piu' casa e io ho di nuovo un punto di riferimento rassicurante. Ora devo solo smetterla con quei fastidiosi sogni in cui i produttori falliscono tutti contemporaneamente e si vaporizzano in una nube di bolle colorate, facendomi peraltro ancora svegliare serena (sono un'abitudinaria).

2 commenti:

Riccardo "Bru" Cambiassi ha detto...

evviva! finalmente i cracker!

Feba ha detto...

non ricordavo ti piacessero i cracker...