19 gennaio 2009

New year's resolutions/3: zenicizzamento

Ho iniziato a fumare alla fine del primo anno di università. Il che significa che, superate le pericolose tentazioni dell'adolescenza, non è mai troppo tardi per fare una cazzata. I primi anni ho mantenuto un livello più che accettabile, sotto stress da esame arrivavo a fumare ben 2 sigarette al giorno, con la palestra era impossibile iniettare più nicotina nell'organismo senza rischiare che le mie allieve finissero una lezione e io no. Poi le ore settimanali in palestra sono diminuite, così come le sigarette rimanenti nel pacchetto a fine giornata.

In una fase particolarmente rigida per la mia psiche (e le sigarette a un terzo del costo) la situazione è precipitata. Al rientro in Italia, fumavo praticamente un pacchetto e mezzo di sigarette al giorno. La media è in seguito scesa nei mesi, assestandosi sulle poco meno di venti, altalenando periodi di disinteresse a periodi di "no no no così non va".

Ciò che rende più difficile (o più facile?) il mio rapporto col tabacco è che a me fumare piace, odio l'odore di fumo che impregna i vestiti e le dita, ma mi piace il sapore delle mie sigarette. Una contraddizione inestricabile. La sigaretta è stato il letimotiv che ha collegato vite diverse in contesti diversi.

Sono a Londra da dieci giorni. Qui le sigarette viaggiano sui sei pound a pacchetto e io non ho ancora un lavoro. Questo lo sapevo prima di partire. Ho deciso che il mio arrivo avrebbe coinciso con l'eliminazione del superfluo, per quanto possibile, dunque pochi vestiti, pochi libri, pochi oggetti personali. Poche sigarette.

Disabituo lentamente il mio fisico alla necessità di nicotina, non elimino il vizio, ma quello che non ha senso. Venerdì scorso ho fissato un obiettivo: una media di cinque sigarette al giorno. Qualche volta sono arrivata a quattro, o a tre. Una volta a sette, ma non ho più intenzione di farlo. L'obiettivo principale non è tanto (per ora) smettere di fumare, ma eliminare pian piano le cose fatte per abitudine e dare più significato ai gesti. E parto da quello fin troppo familiare di sfregare il pollice su una ghiera di metallo.

2 commenti:

Folletto ha detto...

Stavo per incoraggiare la tua presa di posizione quando...

"eliminare pian piano le cose fatte per abitudine e dare più significato ai gesti"

All'hic et nunc nulla si può aggiungere. :)

Feba ha detto...

ora tutto sta ad andare avanti ;)