Acqua sotto i ponti
Da un po' non riapro questo blog. Da quando la mia vita ha subito una brusca svolta e io mi ritrovo bloccata a cercare di scrivere qualcosa di utile. Nell'ultimo periodo sono stata in semi-isolamento, il che aiuta le seghe mentali ma annulla la capacità di essere sociali. Due ottime cose, insomma.
Il mio isolamento ha prodotto una teoria, di per sè abbastanza stupida, ma quel che è peggio, completamente inutile. Riporto qui di seguito.
Recentemente mi sono trovata a pensare alla relazione tra barcamp e blogosfera, a partire dai motivi per cui ritengo che il modello comune in Italia non sia calzante.
La connessione più ovvia è: le notizie sui barcamp spesso si diffondono sui blog e dunque gli individui che più probabilmente avranno non solo accesso alle informazioni ma anche interesse sono probabilmente gli stessi blogger. Difatti, in Italia recentemente il barcamp è diventato più un aggregatore vivente che un confronto per la diffusione di nuove idee. Quando a un barcamp incontriamo qualcuno che finora avevamo solo conosciuto telematicamente (dalla sola lettura del blog alle interazioni più strette via IM) il meccanismo è di aggiungere valore della relazione umana alla nostra identità virtuale, o come dice Granieri (in Blog Generation) il point of presence in rete che racconta la storia intellettuale e permette di entrare in relazione attraverso il confronto. Ma non è solo questo.
I barcamp raccolgono i blogger come se ci si trovasse immersi in un aggregatore fisico, vivente. I blogger raccontano, attraverso gli speech, qualche argomento di loro interesse che intendono approfondire. Come se facessero un post, insomma. Dal canto loro, gli ascoltatori propongono argomentazioni, approfondimenti, spunti di riflessione, domande. Come nei commenti, insomma.
Allora, è possibile considerare i barcamp come se fossero un live-blogging, non inteso nel senso tradizionale, ma in senso letterale? Un modo di bloggare live, in diretta, con un feedback diretto?
Perchè se così fosse, interventi come quelli di yoo+ ai vari barcamp, ad esempio, si potrebbero considerare live corporate blogging.
L'isolamento mi fa male, eh.
5 commenti:
sì ha senso. ma se fosse solo quello si potrebbe stare tutti a casa, leggersi via feed, e incontrarsi poi la sera in pizzeria.
Secondo me a fare la differenza sono il discorso della "serendipity" data dall'andare a "rischiare" di seguire interventi di persone / su cose che non ci si aspetterebbe proprio, più il contesto "solidale" creato dalla regola del "tutti partecipanti".
Belli i tempi in cui si andava alle riunioni solo per bere e rimorchiare.. Adesso è diventato tutto più 2,0
Se il BarCamp si limitasse a quello che hai detto tu probabilmente avremmo solo la riproposizione fisica di quello che avviene online.
Fatto sta che il parlarsi di persona cambia in modo sostanziale la forma di esprimersi e, spesso, anche la sostanza: i discorsi diventano meno mediati e ragionati ed inevitabilmente più istintivi.
Ma le relazioni informali che si vanno a creare formano un tessuto fertile per altri tipi di conversazioni (a volte futili non c'è dubbio) che in altra maniera difficilmente emergerebbero.
Se consideri un barcamp come un live-blogging, questo tipo di discussioni dovrebbe considerarsi come twitter e microblogging, dove, accanto a cazzeggio assoluto emergono spunti interessanti.
Che noia però i barcamp italiani, chi ha voglia di conoscere dei nerd?
oh, ho scoperto che pensavo di avere scritto tutte le risposte e invece le ho solo pensate, che scema. Vabè.
@bru, buona la serendipity, stavo solo cercando dei parallelismi, come sempre... ma la serendipity esiste anche esplorando i blog attraverso i link, forse, ma è come se fosse più... uhm. Ci devo pensare, ecco.
@tempoperso, ma anche adesso si sbevacchia, per rimorchiare non so, dicono che qualcuno lo faccia :P
@tom, bella questa cosa del microblogging, sì, mi piace, dovrò integrarla nella mia pseudoteoria :D
@mucio, nonsolonerd... c'è anche gente assolutamente non-nerd come me :P
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